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Il notabilato democristiano nell’Italia settentrionale (1946-1958)
di Gianluca Bianco
1. Storiografia, politologia e sociologia

Questo articolo si propone di studiare il notabilato democristiano nell’Italia settentrionale tra il 1946 e il 1958. La scelta di questi estremi cronologici è dovuta al fatto che il 1946 è l’anno delle prime elezioni democratiche con la designazione dell’Assemblea costituente e il 1958 è l’anno del tramonto del notabilato dovuta alla scelta del segretario del partito Amintore Fanfani di creare un partito strutturato e radicato sul territorio dopo la mancata affermazione nella tornata elettorale del 7 maggio 19531. Il notabile è colui che gode di risorse elettorali esterne ad un determinato partito poiché è in grado di raccogliere e generare consenso in virtù di due fattori fondamentali: carisma politico e capacità di mediazione. Le risorse di cui i notabili dispongono dipendono dalla gestione di enti economici e finanziari oppure dalla organizzazione di leghe di agricoltori o cooperative. Alle loro risorse possono affiancarsi quelle del clero locale che esprime il proprio sostegno attraverso il laicato cattolico dell’Azione cattolica, delle Acli e della Coldiretti. In altre realtà le risorse dei notabili restano indipendenti da quelle della Chiesa locale. Il prestigio sociale, tuttavia, può essere guadagnato anche attraverso il sostegno alle popolazioni civili prostrate dalla guerra.
Molti notabili appartengono alla categoria degli ex deputati del partito popolare e prendono parte alle ultime legislature prima dello scioglimento del partito ad opera del fascismo. Tuttavia anche in questo campo non mancano significative eccezioni. Infatti il mondo notabilare si caratterizza per una eterogeneità di esperienze politiche precedenti alla nascita della Dc. Vi sono uomini politici che provengono dal mondo liberale o che hanno aderito alla Repubblica sociale italiana. Un’ulteriore distinzione va fatta tra notabilato urbano e notabilato di campagna. Il primo si fa portavoce degli interessi dell’elettorato moderato in un contesto sociale che risente di una forte presenza operaia. Il secondo, invece, si afferma in zone tendenzialmente più conservatrici ed economicamente arretrate con un sistema produttivo basato prevalentemente sulle attività agricole.
Da un punto di vista sociologico i notabili sono caratterizzati dall’essere nati alla fine del XIX secolo e dall’appartenere ad un fascia sociale medio-alta in cui prevalgono le professioni notarili, industriali e di proprietario terriero, mentre scarseggiano i politici di professione2. È opportuno sottolineare che i notabili rappresentano una minoranza rispetto alla massa di deputati democristiani eletti in questo periodo e non sono presenti in tutte le aree dell’Italia settentrionale ma sono certamente significativi per l’affermazione del partito.
A lungo la storiografia ha ritenuto il notabilato una caratteristica delle società centro meridionali caratterizzate da arretratezza socioeconomica e rappresentate politicamente da personalità definibili notabilari fin dal periodo dell’Italia liberale3. Con questo articolo si vuole mostrare come anche nell’Italia settentrionale la Democrazia cristiana si presenti caratterizzata da personalità definibili come notabili. Passiamo in rassegna i casi seguendo una divisione regionale.



2. Piemonte

Alla ripresa della vita democratica Giovanni Battista Bertone4, cuneese, ha già una lunga carriera politica alle spalle. Primo sindaco cattolico di Mondovì (CN) dal 1911 al 1917, avvocato, dirigente di molti enti finanziari ed economici del cuneese, svolge un ruolo di mediatore, nella fase di fondazione del Ppi, tra Don Sturzo, e Giovanni Giolitti, anche lui di origine cuneese. Con l’avvento del fascismo, Bertone si ritira a vita privata, svolgendo la professione di avvocato e mantenendo tuttavia intatto il prestigio presso le popolazioni locali. Nel 1946 è eletto all’Assemblea costituente. Poi dal 1948 fino al 1969, anno della morte, è confermato senatore nel collegio di Mondovì5. Caratteristica precipua dell’azione politica di Bertone (come di molti altri notabili) è il maggiore impegno nell’attività di governo, ricoprendo numerosi incarichi di ministro e sottosegretario, rispetto alla vita partitica locale lasciata ad altri esponenti democristiani. Un altro notabile della provincia di Cuneo è Giovanni Sartori6. La candidatura di Sartori è proposta dalla segreteria provinciale della Dc per le elezioni politiche del 1948 poiché lo ritiene adatto a ricoprire il ruolo di senatore rispetto ad altri possibili candidati proprio in virtù del prestigio che gode presso l’elettorato. Ciò si vede da questa lettera della segreteria provinciale inviata al segretario nazionale della Dc Attilio Piccioni:

«[…]Pur apprezzando tutti i vantaggi che la candidatura dello Avv. Calandra avrebbe portato all’esito elettorale ciò nondimeno la candidatura di una personalità della nostra provincia fa anteporre alla persona dell’Avv. Calandra il nome del Comm. Sartori Giovanni, vecchio militante del Partito popolare, conosciutissimo in tutta la provincia e particolarmente nel territorio della circoscrizione senatoriale di Alba. Mi è grata l’occasione per esprimere alla S.V. Ill.ma i sentimenti della nostra più cordiale collaborazione per l’affermazione del comune ideale democratico cristiano per la prossima battaglia elettorale7.


La provincia di Cuneo esprime come notabile anche Teodoro Bubbio8 che, come Bertone, è un ex esponente popolare. Nel periodo della dittatura si ritira a vita privata in virtù dei propri convincimenti antifascisti svolgendo la professione forense ma restando un punto di riferimento per il mondo cattolico. Al momento della Liberazione viene nominato sindaco di Alba (CN) dal Cln e poi confermato nello stesso incarico dopo le elezioni amministrative del 1946. La carriera politica di Bubbio ci fornisce indicazioni sulla fine del notabilato. Infatti, dopo essere stato eletto nel 1948 e nel 1953, cerca la riconferma per le elezioni del 1958 chiedendo i voti necessari alla rielezione alle Acli ma l’appello viene respinto dall’organizzazione poiché Bubbio non ne fa parte. Un episodio che mostra la fine delle risorse del potere notabilare e la riorganizzazione del partito con l’ascesa dei più giovani chemettono da parte i notabili. In tal senso è interessante la lettera scritta dal presidente nazionale delle Acli Penazzato al deputato:

Caro Bubbio, scusami se ho tardato a rispondere alla tua lettera del 2 corr. In merito a quanto mi hai richiesto, devo farti presente che, dovendo le nostre sollecitazioni, per decisioni a suo tempo adottate, limitarsi ai soli candidati inserirti su proposta delle Sezioni provinciali Acli e in rappresentanza del nostro movimento, mi riesce purtroppo molto difficile poter intervenire non avendo avuto alcuna segnalazione.Mi spiace di non averti potuto dare una diversa risposta, ma non sicuro che ti renderai conto di tale difficoltà. Sono certo che le benemerenze da te acquisite in tanti anni di attività parlamentare e governativa, ti garantiranno ugualmente un’ottima riuscita nella presente battaglia, per la quale ti invio gli auguri migliori. Con molti cordiali saluti9.


Il notabilato astigiano è paragonabile a quello cuneese poiché è caratterizzato da un profondo conservatorismo sociale ed economico. In questa provincia il vescovo Rossi partecipa attivamente alla fondazione del partito proponendosi come raccordo tra le varie anime del movimento cattolico che aveva partecipato alla Resistenza. In ciò era coaudivato da alcuni sacerdoti come Mons. Luigi Goria, docente di filosofia teoretica presso il locale seminario10. Ad Asti il voto monarchico risulta preminente rispetto a quello repubblicano ed anche i notabili sono molto attivi per la monarchia grazie a Leopoldo Baracco11, moderato e liberista in economia, già deputato del partito popolare in quella provincia tra il 1919 e il 192412. Baracco ospita nella sua casa i primi incontri propedeutici alla fondazione del partito, che vede prevalere una linea politica sulle posizioni di Guido Gonella e Mario Scelba13; sostiene la monarchia nel referendum costituzionale nel 1946 e contemporaneamente è eletto all’Assemblea costituente; dal 1948 al 1966 è senatore. Si tratta di un notabile che oltre a risorse proprie gode del contributo del clero locale che lo appoggia soprattutto grazie al sostegno dell’Azione cattolica, delle Acli e della Coldiretti. Anche queste organizzazioni cattoliche si spendono in favore della causa monarchica, portando ad essa un considerevole numero di voti. La Chiesa locale propaganda il voto monarchico come necessario poiché l’ordine e l’equilibro sociale rischiavano di essere sconvolti in caso di affermazione della repubblica. Un’altra forma di prestigio sociale che caratterizza la figura notabilare è l’assistenza alle popolazioni civili vittime della guerra. È il caso dell’alessandrino Giuseppe Raimondi14, già esponente popolare che nel 1920 era stato eletto consigliere provinciale di Alessandria con il Ppi impegnandosi in favore dei piccoli proprietari terrieri. Nel 1922 si trasferisce in Argentina in seguito al deterioramento dei rapporti tra fascismo e Ppi dove fonda un’azienda vinicola. Al rientro in Italia si prodiga in favore delle popolazioni civili prostrate dal conflitto sostenendole con l’invio di derrate alimentari e favorendo la costituzione di un comitato italo-argentino di sostegno alla popolazione15. Grazie a ciò ottiene la nomina alla Consulta nazionale. Nel 1946 è eletto all’Assemblea costituente e poi confermato nel 1948. Non si ricandida nel 1953 e si dedica alla politica locale venendo eletto più volte alla carica di consigliere comunale. Tuttavia in questo caso assistiamo ad un notabile che vive rapporti burrascosi con gli altri dirigenti del partito. I rapporti si deteriorano soprattutto quando Raimondi nel 1950 ottiene la carica di presidente della Camera di Commercio di Alessandria. Tale riconoscimento viene avversato da gran parte poiché ottenuto in contrapposizione con il partito che chiede le dimissioni dalla presidenza. La lunga querelle si chiuderà nel 1952 con le dimissioni di Raimondi dalla carica16. Il notabilato urbano torinese presenta caratteristiche diverse da quello astigiano o cuneese. Infatti, la struttura sociale del capoluogo piemontese si distingue per essere caratterizzata da una maggiore complessità sociale con la presenza di forti nuclei operai. Tuttavia il voto moderato è rappresentato da Giovanni Colonnetti17, docente universitario di ingegneria delle costruzioni, già dirigente dell’Azione cattolica torinese, antifascista, va in esilio in Svizzera al momento della costituzione della Repubblica di Salò. È nominato membro della Consulta nazionale nel 1945 ed eletto dell’Assemblea costituente nel 1946. La carriera politica di Colonnetti, tuttavia, si rivela piuttosto breve perché nel 1948 non viene eletto alla Camera non riuscendo a raggiungere un numero sufficiente di preferenze per essere eletto.Da quel momento si ritira dalla vita politica dedicandosi prevalentemente all’insegnamento universitario e all’attività scientifica.



3. Lombardia

Anche in Lombardia è possibile distinguere tra un notabilato urbano che si afferma a Milano ed un notabilato agricolo che si radica nell’area mantovana e cremonese. Nel capoluogo lombardo troviamo figure come quella di Stefano Jacini18. Nipote omonimo di quel Jacini che nel 1884 pubblica un importante rapporto sulla situazione dell’agricoltura nell’Italia postunitaria. Già consigliere comunale a Milano nel 1911 con una lista costituzionale e moderata, è deputato popolare dal 1919 al 1926. Durante il periodo fascista è tra i membri del Movimento Guelfo che nasce nel 1928 come organizzazione antifascista di ispirazione cattolica che si prefigge di denunciare il carattere oppressivo del fascismo e che nel suo programma politico prevede il diritto di sciopero, la gestione degli operai nelle imprese, l’indipendenza della magistratura e la formazione di un regime parlamentare19. Dopo l’8 settembre 1943, per sfuggire all’arresto, ripara in Svizzera e alla fine della guerra è nominato membro della Consulta nazionale. Nel 1946 è eletto all’Assemblea costituente e contestualmente sposa la causa monarchica nel referendum istituzionale. Dal 1948 al 1952, anno della morte, è senatore di diritto.
Il notabilato mantovano è molto diverso dall’esperienza politica milanese a causa della prevalenza di un tessuto economico agricolo e scarsamente industrializzato. La figura di Ennio Avanzini20 è di gran lunga la più rilevante. Avvocato e già esponente in consiglio comunale di una lista liberal-monarchica tra il 1914 e il 191921, legato agli ambienti moderati della provincia, estraneo alla militanza nell’Azione cattolica, sopperisce in particolar modo alla debolezza strutturale del partito con il suo carisma politico. Avanzini, eletto alla Camera dal 1946 al 1953, sarà costretto al ritiro dalla vita politica per motivi di salute. L’importanza del notabile mantovano è riconosciuta anche da una nota prefettizia, proprio del 1955. Viene infatti rilevato che:

[…] In questa situazione viene ancora più avvertita e resa evidente la mancanza di parlamentari autorevoli, che possono affiancare e rafforzare l’azione degli organi del partito. Dopo, infatti, l’infortunio occorso all’onorevole Ennio Avanzini, questo può dirsi definitivamente allontanato dalla scena politica non interessandosi in alcun modo, per le sue menomate condizioni di salute, ai problemi politici della provincia22.


Un discorso simile può essere fatto per il cremonese Lodovico Benvenuti Sforza23. Nato da famiglia aristocratica, milita nel partito popolare italiano e durante la dittatura svolge la professione di avvocato a Milano dove stringe legami con Jacini e Clerici. Durante i lavori della Costituente, Benvenuti Sforza offre il suo contributo alla stesura del testo costituzionale su posizioni di natura giusnaturalista ed esprimendosi in favore del riconoscimento della tutela costituzionale delle libertà fondamentali dell’individuo. Allo stesso tempo è accomunato a Giuseppe Pella e a Giovanni Battista Bertone per le idee economiche liberiste. Convinto europeista, nel 1952 è nominato membro dell’Assemblea parlamentare della CECA e dopo il 1957 si dedica principalmente alle istituzioni europee quando viene nominato Segretario generale del Consiglio d’Europa, carica che mantiene fino al 1964.



4. Trentino e Friuli

Il Trentino24 presenta un solo esponente assimilabile alla categoria del notabile. Si tratta di Luigi Carbonari25 politico di riferimento per i contadini della regione. Già dal 1902, nel periodo asburgico, aveva fondato le casse rurali per i contadini e dal 1919 è eletto deputato nelle file del partito popolare con cui si impegna nella difesa e nella tutela degli interessi degli agricoltori trentini e nel 1921 diventa presidente della Federazione dei Consorzi operativi trentini, sciolta con l’avvento del fascismo. Negli anni della dittatura fascista, vive in grandi ristrettezze economiche. Alla fine della guerra nel 1945, dirige l’Unione dei contadini della provincia di Trento rimanendo, in questa prima fase, distante dal potere della Coldiretti, almeno fin quando l’organizzazione diretta da Paolo Bonomi non riesce a prendere il sopravvento tra le organizzazioni dei contadini trentini26. Con le elezioni del 1946 è eletto all’Assemblea costituente dove si impegna nella tutela degli interessi degli agricoltori. Negli anni successivi si dedica alla politica locale venendo più volte eletto al consiglio provinciale di Trento.
La Dc friulana, invece, presenta numerosi casi di notabilato. Anche in questa regione molti ex popolari riprendono l’attività politica con il partito di De Gasperi. Fra questi, il più importante è senza dubbio Tiziano Tessitori27, già deputato del partito popolare di Don Luigi Sturzo, moderato, deputato all’Assemblea costituente continua la carriera politica come senatore nel collegio di Udine fino al 1972, anno del ritiro dalla vita politica. Più volte ministro e sottosegretario, si oppone all’ingresso dei socialisti nel governo adducendo come motivazione gli «atteggiamenti antidemocristiani del partito socialista»28. Inoltre è dirigente di importanti organismi economici friulani e triestini, ponendosi come punto di riferimento dei ceti moderati friulani.
Un altro notabile è Luciano Fantoni29, Gemonese, ha una lunga carriera politica alle spalle. Già durante l’occupazione austro-tedesca del Friuli in seguito alla disfatta di Caporetto, fornisce assistenza alla popolazione civile in un momento di grande difficoltà. Rispetto all’udinese Tessitori, Fantoni vive una vita politico-parlamentare molto più breve venendo eletto all’Assemblea costituente e restando al Senato nella I legislatura come senatore di diritto. Al termine dell’esperienza parlamentare si dedica principalmente alla politica locale ricoprendo cariche politiche nel comprensorio di Gemona del Friuli.



5. Veneto

Anche il Veneto, regione “bianca” per eccellenza, si caratterizza per una forte presenza notabilare e per il decisivo apporto del clero per l’affermazione del partito in un favorevole contesto sociale dove i partiti di sinistra hanno scarso seguito elettorale e i valori cattolici rispecchiano fedelmente la struttura sociale estremamente conservatrice e paternalistica. Monsignor Gaio contribuisce alla fondazione del partito a Belluno30, mentre la Democrazia cristiana vicentina nasce con il forte “imprimatur” del vescovo della città berica, Monsignor Zinato. Inoltre, nel vicentino la Chiesa si mobilita intensamente durante gli anni di guerra. Zinato, organizza l’Azione Cattolica e le Acli facendo propaganda in favore dei lavoratori dell’industria e ordinando ai membri del clero e del laicato cattolico di non partecipare alla guerra partigiana31. Alla fine del 1945 l’Azione cattolica vicentina conta 100mila iscritti in provincia, le Acli 10mila e 12mila la Coldiretti, mentre la Dc conta solo 11mila iscritti. Ciò sta a significare che il partito in provincia è ampiamente subordinato alle direttive episcopali. Una condizione denunciata anche dal giornale vicino ai partiti di sinistra “El Visentin32. I movimenti di ispirazione cattolica si dimostrano molto forti. A farne le spese sono i partiti di sinistra, primo fra tutti, il partito comunista che alla fine del 1945 conta solo 10.627 iscritti mentre il sindacato ne contava oltre 40.000 ma non ha grande consenso tra i contadini33. Le Acli di Vicenza esprimono anche una parte della classe politica democristiana. Infatti, in una nota dell’allora presidente provinciale delle Acli, Mariano Rumor si rileva che:

le Acli e gli aclisti di questa Provincia sono in ottimi rapporti di collaborazione nei confronti della locale Democrazia Cristiana. Nelle varie amministrazioni comunali della Provincia, le Acli contano di n° 329 consiglieri comunali aclisti34.


Tra gli eletti vicentini all’Assemblea costituente del tutto originale è la posizione di Giustino Valmarana35. Proveniente da una famiglia aristocratica, non ha un passato nel partito popolare, né nell’Azione cattolica ma è presidente della Banca cattolica del Veneto, aderisce alla Repubblica sociale italiana dopo essere stato deportato in seguito ai fatti dell’8 settembre36. Valmarana, nonostante il suo discusso passato, è un personaggio fondamentale per la costruzione dell’egemonia dei moderati in quanto gestore di un consenso elettorale che si declina nelle forme dell’assistenza clientelare ai cittadini del suo collegio. Valmarana prende nota delle esigenze dei suoi elettori ricevendoli nel suo studio privato a Bassano del Grappa. Anche grazie a questa attività, resterà senatore fino al 1968, anno del suo ritiro, ottenendo sempre grandi consensi.
Nella provincia di Verona, il caso di Giovanni Uberti37 è un unicum perché pur appartenendo alla categoria del notabile, si occupa attivamente dell’organizzazione del partito in provincia. Già consigliere comunale di Verona nel 1914 in una lista cattolica, nel 1919 aderisce al Ppi rispondendo all’“Appello ai liberi e forti” e collocandosi all’ala sinistra del partito. Si impegna attivamente nel sindacato in particolare nella stesura dei contratti tra braccianti e proprietari terrieri e dei contratti di mezzadria tra contadini e federazione agraria provinciale38. Nel 1946 è eletto all’Assemblea costituente ed è poi senatore di diritto nella I legislatura ma, a differenza degli altri notabili, Uberti partecipa attivamente allo sviluppo della Dc provinciale. Proprio nel 1957 Uberti viene eletto alla segreteria provinciale grazie al suo personale carisma39. Inoltre, si inserisce nel gioco correntizio che si sviluppa in provincia partecipando prima alla corrente di “Iniziativa democratica”, poi a quella dorotea ed infine a centrismo popolare, la corrente che più avversa l’“apertura a sinistra”. Nel 1963 lascia il partito, perché è in disaccordo con il governo di centro-sinistra e si candida nel collegio senatoriale di Verona Collina come indipendente di destra ma non riesce ad essere eletto.
A Rovigo si afferma Umberto Merlin40, notabile di lungo corso. Infatti ricopre la carica di sindaco, consigliere comunale e provinciale sia nel periodo liberale che in quello repubblicano. Aderisce al partito popolare nel 1919 dove ha una posizione centrista e moderata, in particolare sulla riforma agraria. Entra nel primo governo Mussolini come ministro delle Terre liberate nel tentativo di normalizzare il fascismo ma dato il fallimento di questo tentativo, prende parte alla Secessione dell’Aventino41. Eletto all’Assemblea costituente nelle prime elezioni libere, è confermato senatore fino al 1964, anno della sua morte. Merlin, come altri notabili veneti che abbiamo esaminato in precedenza, non si occupa della gestione del partito che è lasciata invece ai più giovani dirigenti del partito come Romanato e Bisaglia.
La provincia di Treviso presenta un altro caso di notabile. Si tratta di Luigi Corazzin42, esponente della Confederazione delle cooperative italiane già nel periodo dell’Italia liberale e cooptato nelle file del partito democristiano in virtù dei suoi legami economici con il mondo produttivo. È eletto all’Assemblea costituente nel giugno del 1946 ma si tratta di un’esperienza di breve durata a causa della prematura scomparsa sopravvenuta nel dicembre del 1946



6. Conclusioni

Nel tirare le file del nostro discorso sul notabilato possiamo certamente affermare che al momento della ripresa dell’attività democratica, anche al Nord i notabili sono necessari per la conquista del voto moderato perché il partito è in fase di formazione e non è ancora radicato sul territorio. Il notabilato diventa però un limite quando si tratta di riorganizzare il partito. Dopo il ridimensionamento successivo alle elezioni del 1953 ed il ritiro di De Gasperi dalla vita pubblica, il nuovo segretario del partito Amintore Fanfani ritiene necessario strutturare il partito sulla base di un maggiore radicamento sul territorio con la creazione di sezioni di partito e la formazione di quadri dirigenti sul modello del partito comunista43. Nel modello fanfaniano il notabile diventa a questo punto “superfluo” se non un ostacolo per la riorganizzazione del partito. Se il 1958 è l’anno spartiacque per la fine del notabilato non mancano tuttavia le eccezioni. Vi sono notabili che riescono a restare politicamente attivi anche dopo l’ascesa alla segreteria di Fanfani e della corrente di “Iniziativa democratica” come Bertone, Baracco Valmarana, Merlin e Tessitori che riescono ad essere eletti per molti anni al Senato. Bertone resta senatore fino al 1965, Baracco fino al 1966, Merlin fino al 1964, Valmarana fino al 1968 e Tessitori fino al 1973. Altre carriere notabilari, invece, finiscono prematuramente a causa di sconfitta elettorale, come avviene nel 1948 per Colonnetti, oppure per altri notabili come Fantoni, Raimondi e Carbonari che dal 1953 si dedicano alla politica locale. Da un punto di vista di politica generale i notabili sono legati alla formula del centrismo e si impegnano maggiormente nell’attività di governo trascurando, con la sola eccezione di Uberti, la vita partitica locale. Il caso di notabile maggiormente impegnato in incarichi di governo è quello di Giovanni Battista Bertone che ricopre il ruolo di ministro del Tesoro nel II governo De Gasperi e ministro del Commercio con l’estero nel V governo De Gasperi, liberista in economia e strenuo difensore della lira in continuità con la politica economica del suo conterraneo Luigi Einaudi. Valmarana, invece, è sottosegretario al Tesoro nel I governo Scelba e nel I governo Segni mentre Tessitori occupa la stessa carica nel VI governo De Gasperi. Molti altri notabili del Nord come Avanzini e Merlin occupano ruoli di ministri e sottosegretari negli anni dei governi centristi. Soltanto Tiziano Tessitori, come sottolineato in precedenza, riesce a trovare una collocazione all’interno di una compagine governativa post-centrista ma è un incarico di scarso rilievo, come quello che ricopre in qualità di ministro della pubblica amministrazione nel breve monocolore presieduto da Giovanni Leone nel 1968. Oltre ai profili di ordine organizzativo, la fine del notabilato ha anche un significato eminentemente politico. La scelta di Aldo Moro di aprire ai socialisti e realizzare il centro sinistra, trova i notabili settentrionali in aperto disaccordo. Dalle fonti a nostra disposizioni possiamo notare come molti notabili disapprovino questa formula politica. Tessitori, come abbiamo visto, parla di «atteggiamenti antidemocristiani del partito socialista» per stigmatizzare l’apertura a sinistra mentre Uberti ritiene di dover abbandonare il partito proprio perché rifiuta l’apertura ai socialisti.






Fonti archivistiche

Archivio Centrale dello Stato, Roma (Acs)
Fondo Ministero dell’Interno (MI), Gabinetto (Gab.)

Archivio Storico dell’Associazione Cristiana dei Lavoratori Italiani, Roma
(ASACLI), Fondo Presidenza Centrale (FPC)

Istituto Storico Luigi Sturzo
Archivio Storico Istituto Luigi Sturzo (ASILS)

Archivio Democrazia cristiana (ADC)
Fondo Segreteria Nazionale (FSN)


Bibliografia e Fonti a stampa

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- Violi, R., La formazione della Democrazia cristiana a Napoli, Cliopress, Napolili 2004, pp. 13-20.









NOTE
1 Su questi aspetti importanti contributi da parte di A. Giovagnoli, Il partito italiano. La democrazia cristiana dal 1942 al 1994, Roma-Bari, Laterza, 1994; G. Baget-Bozzo, Il partito cristiano al potere e Il partito cristiano e l’apertura a sinistra; P. Craveri, De Gasperi, Bologna, il Mulino, 2006; P. Craveri, La repubblica dal 1958 al 1992, Torino, UTET, 1995.^
2 G. Sartori (a cura di), Il parlamento italiano, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1963, pp. 158-160. Da nominare al riguardo anche gli studi di Maurizio Cotta. In particolare Classe politica e parlamento in Italia, Bologna, il Mulino, 1979, e di numerosi articoli sulla selezione della classe politica italiana e democristiana in particolare come Il rinnovamento del personale politico democristiano, in «il Mulino», 27 (1978) e La classe parlamentare democristiana nel secondo dopoguerra: continuità e rinnovamento, in «Quaderni della Fondazione Feltrinelli», 21 (1982).^
3 Da ricordare a questo proposito gli studi di P. Totaro, autore di Modernizzazione e potere locale. L’azione politica di Fiorentino Sullo in Irpinia (1943-1958), Napoli, Liguori Editore, 2012, pp.19-24, R. Violi, La formazione della Democrazia cristiana a Napoli, Napoli, Cliopress, 2004, pp. 13-20.^
4 Giovanni Battista Bertone (1874-1969), laureato in giurisprudenza, avvocato, deputato nella XXV; XXVI e XXVII legislatura del Regno d’Italia, membro della Consulta nazionale e dell’Assemblea costituente, senatore nella I, II, III e IV legislatura dell’Italia repubblicana.^
5 G. Griseri, Giovanni Battista Bertone, un cattolico democratico dall’età giolittiana alla repubblica (1874-1969), in «Studi monregalesi», 2 (2003), pp. 21-43.^
6 Giovanni Sartori (1894-1961), sindaco di Bra nel 1946, senatore nella I, II e III legislatura.^
7 Archivio storico istituto Luigi Sturzo, (d’ora in poi Asils), archivio democrazia cristiana, (d’ora in poi Adc), fondo segreteria nazionale, (d’ora in poi fsn), sc. 2, fasc. 5, sottofasc. 2, Espresso del segretario provinciale della Dc di Cuneo al segretario nazionale Attilio Piccioni, 8 febbraio 1948.^
8 Teodoro Bubbio, (1888-1965), laureato in giurisprudenza, avvocato e membro dell’Azione cattolica, deputato nella XXV e XXVI legislatura del Regno d’Italia, membro dell’Assemblea costituente e senatore nella I legislatura e deputato nella II legislatura.^
9 Archivio storico associazione cristiana dei lavoratori italiana, (d’ora in poi solo Asacli), fondo presidenza centrale, (d’ora in poi fpc), b.158, lettera di Penazzato a Bubbio, 18 aprile 1958.^
10 M. Forno, Alcune riflessioni sulla leadership democristiana ad Asti nel primo ventennio repubblicano, in «Asti contemporanea», 19 (2003), pp.1-2.^
11 Leopoldo Baracco (1886-1966), laureato in giurisprudenza, avvocato e membro dell’Azione cattolica, deputato nella XXV e XXVI legislatura del Regno d’Italia, membro dell’Assemblea costituente e senatore nella I, II, III e IV legislatura.^
12 M. Forno, L’egemonia dei moderati. Baracco, Armosino e la destra democristiana, in «Asti contemporanea», 8 (2002), p. 8.^
13 Forno, Alcune riflessioni sulla leadership democristiana, cit., p. 2.^
14 Giuseppe Raimondi (1878-1955), membro dell’Azione cattolica, Membro della Consulta nazionale e dell’Assemblea costituente. Deputato nella I legislatura.^
15 C. Simiand, I deputati piemontesi all’Assemblea costituente, Milano, Franco Angeli, 1999, p. 447.^
16 Archivio centrale dello stato, (d’ora in poi Acs), ministero dell’interno, (d’ora in poi m.i), gab. partiti politici, 1944-66, b. 50, fascicolo 156/P/2 Dc Alessandria, relazioni del prefetto di Alessandria al Ministro del 29 gennaio 1951 e del 17 aprile 1952.^
17 Gustavo Colonnetti (1886-1968), laureato in ingegneria, docente universitario e dirigente dell’Azione cattolica, membro della Consulta nazionale e dell’Assemblea costituente. Ricopre l’incarico di membro di importanti accademie scientifiche italiane ed internazionali.^
18 Stefano Jacini (1886-1952), laureato in giurisprudenza, avvocato e membro dell’Azione cattolica, deputato nella XXV, XXVI, XXVII legislatura del Regno d’Italia. Presidente del Cln, membro della Consulta nazionale, dell’Assemblea costituente e senatore di diritto nella I legislatura dell’Italia repubblicana.^
19 Baget-Bozzo, Il partito cristiano, cit., pp. 59-60.^
20 Ennio Avanzini (1888-1962), laureato in giurisprudenza, avvocato, membro della Consulta Nazionale e dell’Assemblea costituente, deputato nella I e II legislatura.^
21 M. Morandi, Il consiglio comunale di Mantova. Materiali per una storia politica locale (1914-2010), Milano, Franco Angeli, 2010, p. 36.^
22 Acs, m.i., gab, partiti politici, 1944-66, b. 52, fasc. 165/P/44, Dc Mantova, promemoria del prefetto di Mantova al Ministro, il 20 settembre 1955.^
23 Lodovico Sforza Benevuti (1899-1966), laureato in giurisprudenza, avvocato, membro dell’Azione cattolica. Fa parte dell’Assemblea costituente ed è deputato nella I e nella II legislatura.^
24 Prendiamo in analisi il solo Trentino tralasciando volutamente l’Alto Adige in virtù della situazione di promiscuità linguistica e per la preminente attività politica della Südtiroler volkspartei. Per ulteriori approfondimenti si rimanda al testo di A. Tempestini, Ai confini del sistema politico italiano: la Südtiroler volkspartei, in «Italian politics & society», 41 (1994).^
25 Luigi Carbonari (1880-1971), deputato nella XXVI e XXVII legislatura del Regno d’Italia. Membro della Consulta nazionale e deputato all’Assemblea costituente e senatore di diritto nella I Legislatura.^
26 M. Corti, Contadini e allevatori del Nord nelle transizioni rurali del XX e XXI secolo, in «SM Annali di San Michele», 18 (2005), pp. 135-174.^
27 Tiziano Tessitori (1895-1973), laureato in giurisprudenza, avvocato e membro dell’Azione cattolica, deputato nella XXVI legislatura del Regno d’Italia e membro dell’Assemblea costituente e senatore nella I, II, III e IV legislatura dell’Italia repubblicana.^
28 Acs, m.i., gab., partiti politici, 1944-66, b. 56, fasc. 165/P/86, Dc Udine, raccomandata riservata del prefetto di Udine al Ministro, 22 gennaio 1962.^
29 Luciano Fantoni (1881-1967), deputato nella XXIV, XXV e XXVI legislatura del Regno d’Italia, membro della Consulta nazionale e deputato all’Assemblea costituente, senatore di diritto dalla I legislatura e sindaco di Gemona del Friuli dal 1945 al 1963.^
30 C. Rinaldi, I deputati del Friuli-Venezia Giulia dal 1919 all’Assemblea costituente: collegi elettorali di Udine-Belluno, di Gorizia, di Trieste, dell’Istria (e Fiume) e di Zara, Trieste, Regione Friuli Venezia-Giulia, 1983, p. 510.^
31 P. Allum, P. Feltrin, M. Salin, Le trasformazioni del mondo cattolico e della società rurale nel voto del 1946 in provincia di Vicenza, in «Quaderni dell’Osservatorio elettorale», 21 (1988), pp. 50-52.^
32 Allum, Feltrin, Salin, Ibidem, cit., pp. 53-58.^
33 P. Allum, P. Feltrin, M. Salin, Le votazioni del 1946 a Vicenza di fronte all’evoluzione del mondo cattolico e alle trasformazioni sociali tra le due guerre in Il triplice voto del 1946: agli esordi della storia elettorale dell’Italia repubblicana, Guido D’Agostino (a cura di), Napoli, Liguori Editore, 1989, p. 122.^
34 Asacli, fpc, b. 132, relazione del presidente provinciale delle Acli al presidente centrale, Ferdinando Storchi, il 5 maggio 1952.^
35 Giustino Valmarana (1898-1977), laureato in giurisprudenza, avvocato, membro dell’Assemblea costituente, senatore nella I, II, III e IV legislatura dell’Italia repubblicana.^
36 M. Fioravanzo, Èlites e generazioni politiche. Democristiani, comunisti e socialisti veneti ( 1945-62), Milano, Franco Angeli, 2003, pp. 235-36.^
37 Giovanni Uberti (1888-1964), laureato in Giurisprudenza, avvocato, deputato nella XXVI e XXVII legislatura del Regno d’Italia, membro della Consulta nazionale, deputato all’Assemblea costituente e senatore nella I legislatura.^
38 Fioravanzo, Èlites e generazioni politiche, cit., pp. 218-220.^
39 Acs, m.i., gab., partiti politici, 1944-66, b. 57, fasc. 165/P/90, Dc Verona, raccomandata riservata del prefetto di Verona al Ministro, 18 giugno 1957.^
40 Umberto Merlin (1888-1964), laureato in giurisprudenza, avvocato e membro dell’Azione cattolica e della Fuci. Deputato nella XXV, XXVI e XXVII legislatura del Regno d’Italia, membro della Consulta nazionale e dell’Assemblea costituente, senatore nella III e IV legislatura dell’Italia repubblicana.^
41 Fioravanzo, Èlites e generazioni politiche, cit, pp. 218-221.^
42 Luigi Corazzin (1888-1946), laureato in scienze economiche e commerciali, funzionario di banca emembro dell’Azione cattolica e della Fuci, deputato nella XXV, XXVI legislatura del Regno d’Italia e membro dell’Assemblea costituente.^
43 G. Poggi, (a cura di), L’organizzazione partitica della Dc e del PCI, Bologna, il Mulino, 1968, pp. 435-37.^
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